Gertude Bell

443
0
Condividi:

Queen of the Desert è un film del 2015 scritto e diretto da Werner Herzog e interpretato da Nicole Kidman, James Franco, Damian Lewis e Robert Pattinson. Racconta parte della vita di Gertrude Bell, archeologa e politica britannica attiva in Medio Oriente all’inizio del Novecento.

Gertrude Bell, personaggio realmente esistito, era una donna inglese dalla vita ricca e avventurosa che, all’alba del XX secolo, fu viaggiatrice, scrittrice, archeologa, esploratrice, cartografa, agente segreto e diplomatica per conto dell’Impero britannico. La Bell, inoltre, fu una specie di Lawrence d’Arabia al femminile, svolgendo attività a sostegno della rivolta araba nel corso della prima guerra mondiale ed ebbe un ruolo di primo piano nella creazione di stati arabi come l’Iraq e la Giordania.

Ma chi era e da dove veniva?

Che Gertrude non fosse una ragazza come le altre lo si era visto fin da quando, ammessa a 16 anni a Oxford, era stata la prima studentessa a laurearsi in Storia moderna. Pare non fosse tanto simpatica: agli occhi di parenti e amici era un’intellettuale snob, dotata di un’autostima esagerata e di un’alterigia che scoraggiava i corteggiatori. I pochi che resistevano venivano respinti, bollati come noiosi e superficiali. Il padre decise così di farle trascorrere qualche mese a Bucarest, in Romania. Anziché trovare marito, la Bell fu sedotta dal fascino dell’Oriente.


Gertrude Bell, al centro, durante un picnic con Re Faisal, secondo da sinistra

Visitò Istanbul e Teheran, si appassionò allo studio del persiano e a fine Ottocento si trasferì a Gerusalemme per imparare l’arabo e conoscere il deserto, unico suo vero amore. Un amore ricambiato, tanto che i beduini, incantati da quella straniera, la chiamarono El Khatun(“La Signora”). Cavalcava come un uomo, vestita con kefiah e soprabito. Tra il 1900 e il 1912, armata di taccuini e macchina fotografica, viaggiò da Gerusalemme a Damasco, da Antiochia a Najaf, tracciò schizzi di città perdute e scattò migliaia di foto che poi raccolse in saggi e libri di viaggio.

Dormì tra le mura di Babilonia e visitò gli scavi di Ur, la città biblica che avrebbe dato i natali ad Abramo. Fu il primo europeo ad addentrarsi in luoghi pericolosi come il Neged, l’altopiano desertico dell’Arabia Saudita, sfidando i divieti delle autorità ottomane. Malgrado tutto, non rinunciò mai, neanche dopo lo scoppio della guerra, alle porcellane per la tavola, agli abiti francesi, alle sottogonne in cui avvolgeva i fucili per evitare che i funzionari turchi li scovassero nei suoi bauli.
Fu viaggiando così, come un’avventurosa signora inglese, che Gertrude riuscì a incontrare i capi delle tribù arabe, cenando anche nelle loro tende. Delle tante notizie che raccoglieva, Gertrude teneva al corrente famigliari e amici, tra cui il giornalista del Times Valentine Chirol, che da buon informatore del governo le passava a chi di dovere. Così la Bell fece fruttare in guerra la stima che si era guadagnata presso gli arabi in tempo di pace.
La parte più difficile, in realtà, fu ottenere il rispetto degli ufficiali britannici. Lord Harding, viceré dell’India, consigliava ai suoi di prendere miss Bell sul serio perché “ha il cervello di un uomo”. I militari mal digerivano quella donna. Ma dovevano far buon viso a cattivo gioco: solo lei era in grado di disegnare le mappe che li avrebbero guidati a Baghdad e che forse furono indispensabili allo stesso Lawrence durante la rivolta araba del 1917-18. Il grande successo della Bell fu però la creazione a tavolino dell’Iraq: fu proprio lei a tracciare i confini di uno Stato che non c’era. Il “gioco” era meno divertente per le popolazioni locali, ciascuna delle quali vedeva l’autodeterminazione a modo suo: gli arabi sunniti, gli sciiti e i curdi…..
La Gran Bretagna voleva proteggere le vie d’accesso all’India e mantenere il controllo su un territorio ricco di petrolio. Perciò era indispensabile il controllo della Mesopotamia. E per farlo riunì in un unico Paese tre province che sotto la dominazione ottomana erano sempre rimaste separate. La Bell si convinse della necessità di affidare il potere a un re arabo fedele all’Inghilterra. Lawrence le suggerì che la scelta migliore sarebbe stato l’emiro Faisal, figlio di Hussein Ibn Ali. Che fra l’altro doveva essere solo la pedina di un gioco più ampio che coinvolgeva anche altri due Paesi (Arabia e Giordania) affidati al padre del sovrano e a un fratello. L’intrigante Gertrude prese allora Faisal sotto la sua ala protettrice, cercandogli alleati e creandogli intorno consenso. Voleva convincere gli iracheni che il nuovo re non veniva imposto dall’Inghilterra ma era davvero l’uomo giusto.

Furono gli anni del massimo splendore per la “figlia del deserto”, regina senza corona dell’Iraq. “Siete un’irachena, siete una beduina” le disse una volta Faisal, l’apprendista re. Ma il potere appena acquisito iniziò presto a scivolarle tra le dita. La sua forza dipendeva dalla presenza dell’amministrazione inglese e con il nuovo governo avrebbe potuto fare ben poco se non occuparsi del Museo archeologico di Baghdad, da lei fondato. “La mia vita qui è in piena solitudine: non so cosa fare nei pomeriggi” confidò alla matrigna. “A parte il museo questa vita non mi diverte affatto”. Il caldo torrido e le avventure l’avevano indebolita. Cadde in depressione e, per la prima volta nella sua vita, pensò di lasciare l’Oriente.

Una sera, tre giorni prima del suo cinquantottesimo compleanno, prese una dose di sonniferi più forte del solito. Si addormentò, per non svegliarsi più, fra l’11 e il 12 luglio 1926. I funerali si svolsero alla presenza di una folla immensa che s’interrogava: fatalità o suicidio? Il rapporto compilato dalle autorità parlò di morte per cause naturali, ma le ultime lettere di Gertrude testimoniano la sua depressione. Era stata messa da parte. E per una donna così decisionista non fu certo facile accettarlo. Gertrude Bell è sepolta in una tomba del cimitero inglese di Baghdad.

Sandra Campanini, responsabile Ufficio Cinema del Comune di Reggio Emilia

Immagine di copertina tratta da “Queen of the desert” di Werner Herzog, 2015

 



Torna al menù Focus Cultura

 

Condividi: