Earthphonia_Max Casacci

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Il canto della terra: “Earthphonia“, musica per un mondo che verrà

“ Earthphonia vuole essere un’azione. E per portare avanti questa azione ho scelto di individuare l’arma che ritengo più efficace: lo stupore”.
Max Casacc
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I rumori e i suoni della natura possono diventare musica? E le voci del pianeta, quelle nascoste sottoterra o nelle profondità degli oceani, quelle che il nostro udito, da solo, non ci permette di avvertire, possono diventare canto? Il pianeta parla, canta, suona, fa rumore. Il pianeta ha innumerevoli voci diverse che si intersecano, si allacciano, comunicano movimento, mutamento, vita.
Nella sua nuova opera sonora dal titolo Earthphonia, il musicista torinese Max Casacci costruisce un racconto visionario, un viaggio che interpreta la natura raccogliendo esclusivamente i suoni e i rumori degli ecosistemi che regolano il nostro pianeta. Nell’album non vengono utilizzati strumenti musicali ma esclusivamente suoni, rumori e ambienti della natura, che attraverso la manipolazione elettronica danno origine “a delle composizioni, a delle orchestrazioni, a dei temi musicali, a dei ritmi”.

Come ha scritto lo stesso artista sulla sua pagina Instagram, “Earthphonia è un viaggio sonoro attraverso gli elementi e gli ecosistemi della natura. Si viaggia nell’aria, nelle terre umide, ci si immerge in fiumi e oceani, ci si riscalda su pietre antichissime, si ascolta il suono delle radici di una foresta, ci si lancia in un vulcano, si spiano le api nell’oscurità dell’alveare per poi planare sulle montagne È ambient music nel senso letterale del termine perchè tutto ciò che suona è direttamente ricavato dalle registrazioni della natura senza alcun utilizzo di strumenti musicali. È “conceptronica” nell’utilizzo della tecnologia al servizio di un’azione che in questo caso mette al centro l’emergenza ambientale”.

Il risultato è un’opera sonora che si schiera in prima linea nella battaglia per la difesa dell’ambiente: «La musica non è una scintilla che scaturisce dal nulla, è un riflesso di condizionamenti sociali, relazioni, conflitti, incroci, incontri, culture. E questa musica vuole rispondere anche alla sollecitazione delle voci dei più giovani, che si sono recentemente levate nelle piazze. Un attivismo che affronta il tema dell’emergenza climatica in una chiave pragmatica e diretta, libera dalle tortuosità ideologiche e dai troppi personalismi che hanno appesantito analoghe mobilitazioni del passato. La domanda qui è: siete consapevoli dei rischi che il nostro pianeta sta correndo? La risposta non può aspettare, le scadenze sono imminenti. Anche per questo motivo ho già portato questa musica in strada, suonandola durante alcune recenti manifestazioni dei Fridays For Future e di Extinction Rebellion. Le chiavi di “Earthphonia”, che nasce dai suoni e dai rumori naturali trasformati in tessitura musicale, sono lo stupore e l’empatia nei confronti degli ecosistemi e di tutte meraviglie, spesso sconosciute, che nascondono”.

Chitarrista, produttore e fondatore dei Subsonica, Max Casaacci sperimenta dal 2011 la trasformazione di suoni e rumori in musica: dapprima suoni urbani, la dimensione a lui fisicamente più vicina, e poi quelli degli elementi naturali: un’esperienza, quest’ultima, nata quasi per caso dalla scoperta, durante una vacanza sull’isola di Gozo, nell’arcipelago maltese, di alcune pietre in grado di emettere suoni e utilizzate un secolo prima di Stonehenge per ritualità antichissime. Dall’allineamento dei files sonori registrati su software musicali, la scoperta che non solo le pietre “rispondono alle percussioni con delle armoniche che cambiano a seconda del punto nel quale vengono suonate”, ma “sono magicamente intonate tra loro, cioè sono in grado di creare intervalli musicali.”

Da qui prende il via un’esperienza che è allo stesso tempo viaggio, ascolto, incontro, meraviglia e magia della scoperta, che si articola nelle otto tracce che compongono Earthphonia. Si parte dall’aria, dagli uccelli e dalla biodiversità del Delta del Po con “Delta”, un brano che nasce dai suoni dell’aria e delle correnti, in cui gli stessi versi degli uccelli si fanno strumenti per le armonie e i riff del ritornello “con tono glissato un po’ blues, anche se qui siamo sul delta del Po e non del Mississippi”. “Watermemories” è un’opera realizzata su richiesta dell’artista Michelangelo Pistoletto con suoni del torrente Cervo di Biella, dalle sorgenti che accarezzano luoghi di antica sacralità, oggi sostituiti dalle forme della cristianità, come il Santuario della Madonna Nera di Oropa, fino all’ingresso nello scenario urbano, a evocare sia il misticismo presente in ogni corso d’acqua sia il lavoro umano che dalla forza dell’acqua ha tratto, da sempre, la sua energia. Nella notte del 2 ottobre 2020, però, la forza incontrollata del Torrente Cervo ha distrutto la palazzina di Città dell’Arte che ospitava l’allestimento di “Watermemories”, riprendendosi i suoi suoni, chiudendo in qualche modo un cerchio espressivo e ricordando agli umani, una volta di più, tutto quello che nel rapporto con la Natura stanno trascurando.

Ta’cenc” dà invece voce alle pietre dell’antica scogliera di Gozo, da dove è partita l’idea che ha dato origine a Earthphonia, mentre “Oceanbreath” ci riporta all’acqua, questa volta a quella degli oceani: una piccola sinfonia divisa in 4 movimenti, che prende vita dall’incredibile “mantra” di un coro di pesci della barriera corallina australiana, per poi arricchirsi con la gamma dei canti dei cetacei e di pesci e crostacei più comuni, fino ad arrivare ad un finale in crescendo scandito dai rumori della rottura dei ghiacciai che si sciolgono a causa del riscaldamento globale. Il ritorno alla terra riprende con “Roots Wide Web”, che inizia con il “clip” di quello che, pur essendo un suono più antico di qualsiasi attività umana, assomiglia ad un disturbo digitale: il suono di una radice, utilizzato, insieme a quello delle foglie al vento, per rappresentare una foresta su due livelli, quello visibile e quello sotterraneo. Per dare voce attraverso i vulcani al ritmo della terra, “Strombolian Activity” è un’immersione nei suoni dei vulcani, registrati nel contesto mediterraneo delle isole Eolie e armonizzati come una tarantella primordiale, mentre “The Queen” va alla scoperta dei suoni dell’arnia per registrare la “danza” di insetti fondamentali per la catena alimentare, le api, dando al brano una cadenza medievale, da ballo di corte, e un intreccio melodico “barocco”. Nell’ultima traccia, “Terre alte”, i suoni della montagna riportano infine anche alla presenza umana sul pianeta: dopo un’introduzione silenziosa con il soffio del vento e una linea di basso ricavata dall’ululato di un lupo “solista”, arrivano i suoni registrati in diverse regioni della Terra, dall’Africa all’Azerbaijan fino a quello chiassoso e colorato di un mercato andino, abbinato al fragore delle centinaia di campanacci delle transumanze alpine e appenniniche, con l’ingresso della voce umana, per la prima volta, proprio alla fine dell’ultimo brano, a sottolineare come, in certi luoghi naturali, la presenza dell’uomo sia ancora fondamentale per l’ecosistema.

Ma Earthphonia non è soltanto un’esperienza dei suoni e delle musiche della Terra: è anche un libro scritto a quattro mani con il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi, in un progetto più ampio e articolato che vede la collaborazione di personalità come il neurobiologo Stefano Mancuso, l’artista Michelangelo Pistoletto, l’esperta di conservazione dell’ambiente marino, scienziata e presidente della onlus Worldrise Mariasole Bianco, Carlo Petrini di Slow food e il musicista Vasco Brondi, i quali, oltre ad avere fornito materiali per l’opera, arricchiscono con le loro interviste il racconto delle otto tracce musicali. Con le parole di Mario Tozzi, la natura protagonista parla di sè e delle origini degli elementi che hanno fatto nascere e continuano a creare, malgrado lo scempio umano, la vita sul pianeta, delle sue influenze determinanti sull’evoluzione della specie e della cultura umana, intrecciando conoscenze scientifiche, riflessioni teoriche e racconto, informazione e poesia, musica e immaginazione per narrare un ecosistema vivo, allo stesso tempo indispensabile e fragile. Earthphonia si colloca pienamente nel panorama delle nuove culture ambientaliste che mettono in atto un vero e proprio ripensamento dell’idea di natura – un luogo di contemplazione e spazio dell’anima, ma anche base per la sopravvivenza, che ci chiede di riconquistare dimensioni ecologicamente compatibili con la nostra e le altre specie – ma che ricerca anche un rapporto armonico tra natura e artificio, facendo sì che la natura diventi immaginazione sonora senza prevaricarla, utilizzando lo strumento tecnologico per la ricerca e l’ascolto di voci e suoni che non potemmo percepire altrimenti nella nostra esperienza quotidiana: e in questo contesto il rapporto uomo-musica si ribalta, mentre quello uomo-natura si avventura nella ricerca di un nuovo equilibrio.

Qui potete consultare il libro: Earthphonia

Un’intervista di presentazione e alcune track dell’opera sono reperibili su Youtube:


Max Casacci è chitarrista, fondatore e produttore dei Subsonica, con i quali ha venduto centinaia di migliaia di dischi in 20 anni di attività. Autore e compositore, è anche produttore, ingegnere e del suono e direttore di festival musicali, come il Traffic-Torino Free Festival. Parte del collettivo di musica per conferenze scientifiche Deproducers, da diversi anni si occupa di realizzare musica con rumori e ambienti sonori. Con Earthphonia firma il suo primo album senza strumenti, interamente realizzato con i suoni della natura.

Ulteriori informazioni ai seguenti link:

www.maxcasacci.it
Facebook
Instagram


 


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