ARIA di JOHN CAGE

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di Matilde Barbieri

Fondazione Palazzo Magnani

Al pari di tutte le altre arti, la musica ha risentito della spinta sperimentale di alcuni suoi ideatori soprattutto nella seconda metà del Novecento.
Tra i grandi innovatori trova sicuramente un posto d’onore John Cage, visionario e eccentrico compositore, al quale si devono ricerche e sperimentazioni che hanno portato la musica oltre i suoi confini.
Interessato fin da giovane alla musica, dopo un lungo periodo di vagabondaggio in Europa e di metamorfosi lavorative, comincia a porre attenzione alla notazione musicale inventandone una a 25 note e alla riproduzione di suoni attraverso “strumenti” non convenzionali.
Sarà il suo maestro A. Schönberg, inventore della musica dodecafonica, a definirlo più tardi “non un compositore, ma un inventore di genio”. Cage, infatti, rivoluziona molto presto alcuni dei capisaldi della musica tradizionale, come ad esempio il concetto di armonia.
Appassionatosi di arte orientale e interessato allo studio di suoni diversi da quelli della tradizione musicale occidentale, non riesce a sottostare alle regole armoniche fin lì insegnate. Il suo sarà un lavoro lungo, rivoluzionario, di rottura che porterà orchestre a suonare suoni provenienti dalla natura, partiture basate su notazioni aleatorie e nuovi strumenti costruiti per riprodurre suoni non convenzionali.
Il pensiero zen diventa un antidoto nei confronti del protagonismo dei compositori, dei suoi gusti e delle sue preferenze. Ne è un esempio una delle sue composizioni più innovative, “Aria”, che già dal titolo richiama l’immaterialità di cui la cultura orientale è permeata.
Fin da un primo sguardo si può notare la grande innovazione di Cage, i fogli sembrano quadri astratti, colorati, parole scritte in varie lingue, segni più o meno spessi e la mancanza assoluta di riferimenti musicali tradizionali.

 

È lo stesso Cage, nella prima pagina, a dare le istruzioni per eseguirlo. Il pezzo poteva essere cantato da un cantante maschio o femmina, che poteva scegliere liberamente dieci stili diversi di canto che potevano essere alternati rapidamente. Ogni stile viene rappresentato da un colore diverso, ma il cantante/performer era lasciato libero nell’intonazione, nella durata e nella scelta dei timbri.
Il percorso verso la smaterializzazione del suono effettuata da John Cage è paragonabile a quello, in ambito pittorico, di Wassily Kandinsky, uno dei padri dell’arte astratta intesa anche in senso spirituale, mistico e cosmico in cui sinestesia ed empatia diventano principi ri-creativi dell’opera.
Questi rimandi e corrispondenze erano al centro della mostra Kandinsky → Cage. Musica e Spirituale nell’arte. Dall’astrattismo spirituale di Wassily Kandinsky al silenzio illuminato di John Cage a cura di Martina Mazzotta, ospitata a Palazzo Magnani dal 11 novembre 2017 al 18 marzo 2018.

Non resta quindi che ascoltare Aria, qui nella versione con Fontana Mix

 

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