Fortuitamente, ma non per caso

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Fortuitamente, ma non per caso
di Federico Bertani

Scrivo in prima persona, perchè, forse, è meglio. Quella del ‘Quarantanove’ è un’esperienza personale così particolare che merita di essere descritta, senza mediazioni e giri di parole. Voglio dire, innanzitutto, che è un’esperienza che poteva nascere solo in un quartiere che fosse tale. Un quartiere cittadino, d’una città di medie dimensioni. Una città già tale, ma, nella quale, ancora, è possibile avere relazioni di quartiere. Relazioni quotidiane, estemporanee, che consentono di conoscersi e di condividere la spesa quotidiana ed anche i sogni. Questa è Via Roma con le zone limitrofe, luogo, in cui, con la mia famiglia, vivo da sedici anni. Questo quartiere, martoriato sin dal suo primo censimento, oggi – oltre a strazianti disagi – raccoglie famiglie meravigliose, persone autenticamente tali, bisognose di relazioni quotidiane, orgogliose di avere negozi di vicinato, felici di vivere a Reggio, ma, anche, consapevoli che il luogo in cui viviamo deve essere l’avamposto di apertura al resto del mondo. Molte di queste persone non sono reggiane, ma hanno voluto insediarsi in via Roma, via Ferrari Bonini, via Filippo Re, via Dante, via del Pozzo, in virtù di una scelta ben chiara. Quella di vivere in un posto che sarebbe piaciuto a Pier Vittorio Tondelli, dove vivere è incontrarsi ed improvvisare tutti i giorni. Una specie di Soho, di Greeenwich, di piccola Berlino locale.

Credo – lo dico spassionatamente – che una tale ‘situazione’ sociale sia unica per la nostra città. Solo qui, in questo crogiolo anche cruento di esistenze, poteva nascere un’esperienza autonoma, indipendente, locale, ma anche, estera, come quella del ‘Quarantanove’.  Per capire meglio cosa intendo, devo riferire di un mio ricordo personale. Fondamentale.Un’edizione del circuito Off di Fotografia Europea di qualche anno fa. La famiglia Sgarbi, che abita di fronte a casa mia, ospita la performance ‘Memorie del suolo’ della compagnia Pietribiasi Tedeschi. La scena è in casa loro. Un luogo speciale, con un soppalco, centrato nel salotto, che regge gli stati d’animo dei suoi padroni di casa. Al centro del soggiorno si muove, recitando propri bellissimi pensieri, Betta, la moglie di Pier, padrona di casa. La scena, l’ambientazione, l’intensità degli scritti autobiografici, recitati de visu da un volto notissimo, che incontravo ogni giorno. Tutto generava un clima di autentica accelerazione emotiva. In quel momento – ma davvero – mi sono detto: ‘Che vicini di casa ho? Che persone vivono a pochi metri da me? Con gente così si può essere autentici amici’. È stato uno scatto che ancora ricordo e che ha cambiato il mio modo di intendere i rapporti di vicinato.

Ecco, vivo a Reggio da sempre. Sono certo che la concentrazione di talenti aperti che si è formata in via Roma sia unica. Tanto unica da essere in grado di polarizzare altri talenti da altrove. Attrarli e farli vivere tra Borgo Emilio e l’Arco di Santa Croce. Il ‘Quarantanove’ nasce fortuitamente, ma non per caso. Ne ricordo le prime mosse. Al numero civico 49 di via Roma, volevano installarsi stabilmente due giovani reggiani. In particolare, Elena. Intendevano comprare una porzione intera dell’immobile. Restava fuori un piccolo spazio, al pian terreno, uno striminzito ed equivoco ufficio, troppo stretto e complicato per cavarne qualcosa. Il proprietario voleva vendere tutto: se no, non se ne faceva nulla. Elena chiese a Pier, che chiese a noi. In breve ci accordammo per rilevare questi pochi metri quadrati. Concluso l’affare dell’acquisto, ci incontrammo e ci domandammo che fare di quel piccolo spazio.In un batter d’occhio ci trovammo d’accordo. Avremmo devoluto quel luogo al nostro quartiere, alla nostra città. Ne avremmo fatto una specie di ‘Festa mobile’. Perché volevamo e vogliamo che gli spazi che viviamo quotidianamente fossero migliori, più – come dire – europei e confortevoli. Ci interessava che i luoghi che frequentiamo e che frequentano i nostri figli fossero il più possibile virtuosi. Volevamo e vogliamo liquidare per sempre i sorrisini misti di sufficienza e compatimento, con i quali, tanti accolgono la notizia che viviamo in via Roma, ritenendoci povere vittime dei “troppi extracomunitari”, così vuole la vulgata locale. Via Roma era e doveva essere altro. Il ‘Quarantanove’ sarebbe servito a dimostrarlo. Sapevamo che tutti i nostri vicini di casa avrebbero aderito e ci avrebbero aiutato.

Dopo averlo rimesso a posto, curando che fosse un luogo ‘degno’, chiamammo a raccolta tutti quelli che conoscevamo e che, con il loro sapere e la loro energia, avrebbero sicuramente preso parte alla vita del ‘Quarantanove’. Così è stato. Nel novembre del 2018, si celebrava il ‘prologo’ del ‘Quarantanove’. È accorso tutto il quartiere. Un vicino-amico che coltiva splendide piante ha portato vasi di aspidistra, Fabio Iemmi ci ha consegnato qualche sua meravigliosa opera, Veronica Barbato il suo sorriso e le sue foto, Giulio Vetrone ha speso il suo sentire napoletano. Sono arrivati amici da Bologna, da Parigi. Tanti artisti provenienti dalla ‘’Ghirba’ hanno condiviso, tra noi, le loro esperienze. Per un pomeriggio via Roma non era più via Roma, ma Brick Lane, l’East Village di Manhattan. Da lì, e fino all’avvento del ‘Grande Virus’, al civico ‘49’, ci sono stati ‘fatti’ che hanno toccato di tutto e trattato tutto, senza bussola, senz’altro che il proprio gusto ed i propri voleri. Corrado Costa e Nino Nasi, Moby Prince e la storia del rock’n’roll, la vita di Vainer Burani e quella di Ivan Fantini, le esistenze degli iraniani e quelle dei milanesi, l’Alaska e l’Irlanda del Nord, i canti delle mondine, il cool jazz e l’electropunk di Ali Beidoun (altro vero amico del Quarantanove). È sempre bastato chiedere, ammiccare un’idea perchè tutti vi aderissero, creassero senza personalismi. Quando gli è stato chiesto, tantissimi hanno proposto e mosso contributi per conto loro. Tutti, indistintamente, hanno suggerito, preso parte, fatto. Con un atteggiamento antico e contemporaneo, al tempo. Partecipare – concretamente e positivamente – alla vita degli altri, degli abitanti del tuo quartiere, in primo luogo.

Adesso, non voglio dimenticare nessuno. Ma alcuni dei vicini sono stati decisivi. Marco Appiotti, uomo del quartiere, ha sempre curato le grafiche ed i flyer, Silvia La Ferrara ha inventato appuntamenti magici, il fotogiornalista Erik Messori, che abita qui da noi, ci ha regalato una mostra ed una serata indimenticabili. Cinzia Pietribiasi e Pierluigi Tedeschi hanno contribuito a materializzare i sogni di Corrado Costa, le memorie di Nino Nasi. Francesco Damiani, che abita di fronte al mio studio, in via Secchi, ha tenuto una mostra ispirata, delicatissima, ed un workshop aperto a tutti i bambini. Maria Teresa Grillo ha trattato in modo ‘punk’ le pagine del libro ‘punk’ di Giovanni Catellani, anche lui sempre al nostro fianco. Taryn Ferrentino, architetto partenopeo dai meravigliosi trascorsi, ha allestito gli spazi, inventando, quelle che a me sono parse prospettive futuriste. Arturo Bertoldi e Mario Gobbi hanno saputo leggere poesie e fare quello che sanno fare meglio, ogni volta. Ne scordo certamente tanti altri, ma, in ogni caso, in fondo a queste righe, è riportato l’elenco dei numerosissimi eventi e dei tantissimi che vi hanno partecipato. Ognuno è stato parte di questa piccola impresa, a suo modo, epica.

Ma quello che tengo davvero a dire è che la breve (finora) vita del ‘Quarantanove’ è stata il frutto di un’azione corale, che ha mosso tutto un quartiere, i suoi abitanti, gli amici dei suoi abitanti. Nessuno ha calato qualcosa d’alto, ma tutta una collettività, colta e desiderosa di bene e bello, si è attivata per ottenere bene e bello, senza attendere oltre ed altri. L’ultima serata di febbraio, quella prima del ‘Grande Freddo’, è stata una jam session meravigliosa, cui hanno partecipato, meravigliosi jazzisti reggiani. Il ‘Quarantanove’ si è intriso delle note meravigliose del più bello standard, ‘My funny Valentine’. Il ‘Quarantanove’ non era più un piccolo, malriuscito ufficietto di provincia, si era fatto altro: un grande sogno collettivo, finalmente, realizzato.

Eventi

15-16 novembre 2018 prologo del 49 * 9 febbraio 2019 diario intimo, pagine di cronaca famigliare * 15 febbraio 2019 iran diario, racconto a più voci, musica, poesia e immagini * 21 marzo 2019 corrado costa sono due fratelli, uno avvocato, l’altro poeta * 29 marzo 2019 note su un corpo che invecchia * 12-14 aprile 2019 after sidr, mostra fotografica * 15 aprile 2019 sundowner + pictures II * 17 maggio 2019 dieci brevi storie musicali * 30 maggio 2019 biglietti dagli amici, 60 anni di libreria del teatro di nino nasi * 13 giugno 2019 via roma – alaska, felix pedro, se solo potesse immaginare… *  9-11 novembre 2019 workshop argilla giapponese * 14 settembre 2019 io sono come te a diciassette anni, sculture organiche in argilla giapponese * 25 ottobre 2019 paura non abbiamo, storie di donne e resistenza tra la romagna e l’emilia * 9 novembre 2019 pop-rock music, meglio negli usa o in uk? * 14 novembre 2019 incontro con spago (residenza artista in via roma) * 15 novembre 2019 moby prince, tutta la verità, nient’altro che la verità * 7 dicembre filosofia sex pistols, cosa rimane del punk nelle nostre vite quotidiane? * 31 gennaio 2020 mark stewart/obsolete capitalism-Chaos Variations IV * 10 febbraio 2020 Ivan Fantini – Rizoma 2010-2020 * 15 febbraio 2020 ‘Una storia incontra la storia’ Vainer Burani * 22 febbraio 2020 ‘Non ci vorrà molto’ Alessandro Gandino (Gando) * 1 marzo 2020 ’49 in quarantena’ jam sessioni Andrea Papini & others

Persone

salva aoun el khatib – federico amico – marco appiotti – giuliana ballerini – arturo bertoldi – barbara bisi – gabriele bardazza – veronica barbato – ali beidoun – federico bertani – giulio cesare bonazzi – may bulletti – emanuele bigi – vainer burani – daniela casali – giovanni catellani – bruno cattani – giorgio comaschi – francesco damiani – paolo davoli – maria rosa de nardis – barbara del rio – nicola fangareggi – ivan fantini – gabriele fantuzzi – taryn ferrentino – emma flora – andrea fontana – gianna fontanesi – gloria frigerio – alessandro gandino –  francesco gelati – mario gobbi – maria teresa grillo – fabio iemmi – silvia la ferrara – faezeh mardani – gianni mazzoli – erik messori – m’ira – susanna mossini – paolo muran – patrizia nasi – roberta paolucci – sandro parmiggiani – andrea papini – elisa pellacani – cinzia pietribiasi – gabriella pingani – barbara quinti – r nel bosco – ettore rocchi – daniela rossi – enos rota – germana rivi – letizia rustichelli – gabriella saiello – francesco sanna – alessandro sartori – petra serhal – pierluigi sgarbi – elisabetta spadaccini – pierluigi tedeschi – giorgio teggi – celestina tinelli – elena torelli – giulio vetrone – julie wood – mariella zaccarelli – giuseppe zironi

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