Paladino_Historia de un Amor

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Quante dimensioni ha una vita umana guardata dal di fuori?
Se è vero che la cura, l’amore e l’attenzione rivolte ad un essere umano restituiscono ad esso una profondità sensibile, allora è altrettanto vero che il conflitto, la violenza e l’indifferenza possono appiattirlo fino a renderlo privo di spessore.
Una vecchia fotografia, un’immagine bidimensionale immobile e cristallizzata, destinata alla distruzione.
“Historia de un Amor” racconta una storia vera i cui personaggi, in costante e reciproco conflitto, hanno perseguito l’autodistruzione fino alla morte.
La storia del mio grande amore per quella che è stata la mia famiglia, fino ai miei 17 anni.
Nel tempo, ho strappato e rovinato queste foto con rabbia e con dolore, ma non ho saputo buttarle via. Ognuna mostra uno spicchio condensato di quella parte della mia vita, e di quello che è stato il rapporto con i diversi personaggi ed elementi chiave della mia infanzia e adolescenza, quelli che archetipicamente vengono considerati cruciali nello sviluppo della personalità e della psiche dell’essere umano, cercando di sollevare una riflessione sul concetto di innocenza e di co-responsabilità. Violenza, abuso sessuale, l’esperienza della malattia (fisica e mentale) sono spesso considerati stigma veri e propri di cui vergognarsi e da nascondere il più possibile, come se l’aver patito certe esperienze fosse motivo di condanna. Che cosa distingue una situazione in cui si ritiene lecito intervenire da una in cui ci si rifugia negli affari propri?
Perché si cerca con tanta veemenza un colpevole da massacrare? Che cosa succede nel dopo, quando la ferocia verso “l’orco” si esaurisce? Perché i bambini sarebbero depositari di un’innocenza formale che, de facto, non procura nessuna salvezza e che spesso non fa alcuna differenza? 
Perché mai un essere umano una volta cresciuto dovrebbe essere “colpevole” in quanto adulto?
Perché preferiamo rimuovere i nostri stessi traumi piuttosto che affrontarli?
In un mondo che ignora le esigenze di ascolto reciproco a favore di una facile e superficiale indignazione e del fastidio verso tutto ciò che può disturbare, la violenza è una spirale senza fine, dove il futuro psicologico delle vittime è lasciato al caso, e la possibilità della reiterazione del dolore è altissima, perché nessuno si sente responsabile di ciò che dice o di ciò che fa, ma tutti diveniamo censori in una realtà di cui vediamo solo ciò che consideriamo accettabile.

Lilian Capuzzimato nasce il 9 Agosto del 1979 a Taranto. Nel ’90 si trasferisce con la famiglia in provincia di Piacenza: l’abbandona a diciassette anni una volta rimasta sola, per poi tornarci stabilmente nel 2014. Si avvicina prima alla scultura per poi passare alla fotografia, grande passione paterna. Un passato particolare, un’esistenza nomade e turbolenta e l’esperienza della malattia le impediscono una continuità negli studi: autodidatta, si specializza nella stampa con le tecniche antiche. Decide poi di abbracciare la fotografia digitale e la stampa gicleé di qualità museale, e stampa con certificazione Digigraphie Epson con lo di pseudonimo Alexi Paladino. E mentre Alexi scatta e stampa, Lilian diventa un’attivista per i diritti umani delle persone intersex.
Tutto il lavoro di Alexi si sviluppa su due riflessioni principali: la prima è la consapevolezza del vivere in tempi in cui la società percepisce la nostalgia in modo distorto e ossessivo, perché ha probabilmente bisogno di identificarsi in una sensazione condivisa con altri per riuscire a darsi forma con l’assenso o il dissenso. La seconda è la non credibilità della fotografia come oggettività, quanto come mezzo di comunicazione empatizzante di uno stato umano o di una sua percezione: per Alexi tutto il mondo è la bolla filtrata dai suoi sensi ed in essa tutto è concretezza ed illusione.
Erotismo, amore e una solitudine quieta sono elementi costanti nei suoi lavori, così come le pulsioni umane e le loro degenerazioni. Umanità intensa anche nella sua assenza, soprattutto nel progetto autobiografico ”Historia de un Amor”.

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