Sound Museum 2 / Miles Cooper Seaton

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Concluso
2
Lug

MILES COOPER SEATON (akron/family) trio

∎ Miles Cooper Seaton – Chitarra, voce
∎ Tobjah ( C+C=Maxigross) – Chitarra, basso, voce
∎ Alessandro Cau – Batteria, percussioni, elettronica

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SOUND MUSEUM 2 – 18/06 + 02/07 + 16/07
Dir. Artistica: O. Manchion, Red Noise Reggio Emilia
Audio powered by Pro Music Srl
Sound: Gabriele Riccioni
In collaborazione con FOUR STICKS – batterie&percussioni

VISUALS: “Âm//us//ée” di Mia Ray
(Styling: Cecilia Righi – Performance: Arianna Lerussi)

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“Phases in Exile” (2016)

MILES COOPER SEATON è un cantante, compositore e polistrumentista di base a Los Angeles. Sul finire degli anni ’80, ai tempi dell’high school, trasloca con la famiglia a Seattle dove inizia a suonare e cantare in varie formazioni locali punk/noise e hardcore.
La svolta per Miles arriva nel 2002, quando approda a New York e si avvicina al’arte contemporanea e alla scena musicale più ricercata e avventurosa. Qui, nell’esplosivo neighborhood di Williamsburg, fonda insieme a Dana Janssen, Seth Olinsky e Ryan Vanderhoof gli akron/family, band (o meglio, collettivo) che impiegherà poco tempo a farsi notare ben oltre i confini dei quartieri più cool di New York e a stregare mr. Michael Gira (Swans), inducendolo a pubblicarne i primi lavori per la sua Young God Records.
In meno di dieci anni, dal 2005 al 2013, il collettivo ha pubblicato 7 dischi dal grande successo di pubblico e di critica. Miles Cooper Seaton ha collaborato e suonato dal vivo con artisti del calibro di Michael Gira, Keiji Haino, William Parker, Hamid Drake, the Sun Ra Arkestra ed Eyvind Kang, e ha tenuto lezioni presso istituzioni che includono Cal Arts in California e Interzona a Verona.

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“MENTRE LAVORAVO SU QUESTO DISCO, in primo piano nella mia mente c’erano immagini del deserto occidentale degli Stati Uniti. Subito prima di registrarlo, avevo guidato dalla Carolina del Nord a LA, fermandomi in Arizona, nel New Mexico e nel West Texas. Poi mi sono girato, ho guidato indietro verso casa e ne ho fatto le orchestrazioni.
Un’immagine che ho fissa in testa è l’alba sulle montagne mentre lasciavo Taos alle 5:30 di mattina. Stavo ascoltando Death and the Compass e c’era la forte sensazione che la musica non fosse un accompagnamento ma un elemento fondamentale dell’esperienza – qualcosa di simile alla sinestesia, dove la percezione del tutto si fonde insieme. Dava la sensazione di essere un segnale o una guida verso ciò che stavo cercando di fare con questa musica. L’ho presa come un’indicazione del fatto che stavo andando nella direzione giusta.
Quando osserviamo dall’alto di Monument Valley o del Grand Canyon, o da qualche altro imperscrutabile punto d’osservazione, nella percezione distorta della profondità che proviamo c’è una sensazione di presenza senza limiti. La nostra innata sensazione di vuoto in qualche modo si fonde col vuoto che abbiamo attorno. Non è la stessa sensazione di quando osserviamo da uno strapiombo sull’oceano: quella è una sensazione di un recipiente che viene riempito, o di un potenziale che viene realizzato, anche se è solo un’illusione.
Sono questi, per me, i fattori contrastanti: unire un metodo compositivo minimale (o minimalista) e paesaggistico con qualcosa di molto lirico e diretto. Cercare di creare, per quanto possibile, un’esperienza per l’ascoltatore in cui possano riconoscersi non solo come una parte della vastità che li circonda –nella vita quotidiana, o nell’atto di ascoltare musica o fruire una performance – ma come quella stessa vastità.
Quel paesaggio che è descritto in Shaker Loops di John Adams, o nei pezzi per organo e percussioni di Steve Reich, invita la nostra immaginazione a piazzarci psichicamente o addirittura fisicamente al suo interno. L’effetto è innegabilmente potente, cosa di cui faccio tesoro e da cui cerco spesso di attingere. Ma il primo obiettivo della musica in forma canzone di questo disco è di condurre l’ascoltatore verso questa vastità non solo fisicamente e psichicamente ma anche emozionalmente. Il narratore è la tua guida verso lo spazio. Poi, a un certo punto, ti abbandona a contemplare la vastità del canyon di fronte a te, e gli elementi fisici, psichici ed emotivi cedono di fronte a una consapevolezza generale di essere quello spazio. Quello spazio è la vastità. È diversa per ogni persona, che ci si voglia relazionare a essa come alla molteplice vastità dell’inconscio collettivo pulsante all’interno dell’esperienza tecnologica globale, o che la si veda come la vastità senza limiti del cosmo che si annida dietro alle minuscole stelle nel cielo notturno”.

“PHASES IN EXILE”, RACCONTATO DAI C+C=Maxigross:

“Abbiamo conosciuto personalmente Miles Cooper Seaton invitandolo a suonare alla prima edizione del nostro Lessinia Psych Festival sui monti lessini. Era l’estate 2014 e da un mese e mezzo Miles girava suonando ininterrottamente per l’Italia. Ovviamente conoscevamo il suo lavoro fatto con gli Akron/Family, ma non sapevamo nient’altro. Neanche che tipo di musica e che tipo di concerti stesse portando in giro. Dopo esserci conosciuti sulle nostre montagne, in un’atmosfera magica, intima e fuori dal mondo abbiamo stabilito una connessione e un dialogo che è sfociato in fiducia e scambio. Da allora dopo essere tornato a Los Angeles sono partite numerose mail, skypeate e canzoni scambiate a distanza di migliaia di chilometri.
Poi un giorno ci mandò un disco.
Il suo primo disco di canzoni vere e proprie dopo 15 anni di musica con la sua band storica. Un disco che racchiude una visione nuova della vita dell’artista. Un viaggio che parte da quello che ha imparato e vissuto nel mondo “indie” americano, un mondo che abbiamo sempre ammirato da lontano, ma che proprio per questo ci è distante. E proprio da lì decide di trasferirsi da noi, per cominciare un nuovo capitolo, respirare aria fresca e connettere menti aperte. Difficile per noi cogliere le differenze rispetto al mondo da cui proviene. Quello che abbiamo di concreto è un disco di melodie eteree, stratificazioni ambient e droni saltellanti, poesie Zen e Cherokee, camminate nel deserto e spiagge messicane, pace interiore e consapevolezza della morte. “Phases In Exile” getta le basi per un nuovo emozionante percorso nella vita di un artista e amico, e siamo onorati e orgogliosi di farne parte.”

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DISCO

+ Miles Cooper Seaton +
Phases In Exile – Trovarobato, Vaggimal Records, 2016
Functional Music Vols. 1 & 2 – Jacknife, 2015

+ akron/family + Angels of Light & akron/family …

Info

L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. Per motivi di sicurezza, il Chiostro dei Marmi Romani ha una capienza limitata.

Sito internet Miles Cooper Seaton

Musei Civici
Via Spallanzani, 1
42121 Reggio Emilia

0522 456477 Musei Civici – uffici, via Palazzolo, 2
0522 456816 Musei Civici di Palazzo S. Francesco, via Spallanzani, 1

musei@municipio.re.it

http://www.musei.re.it/

In collaborazione con:
Red Noise Reggio Emilia

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